Conoscere

Il suo territorio (kmq 11,08) a forma di pentagono irregolare confina: a ovest con la sponda sinistra del fiume Oglio; a sud-est con la confluenza della Val Negra con la Val Palot; a nord-est con la quota 1856, punto più elevato, sulla Colma di Marucolo; a nord-ovest con la riva destra della Valle di Artogne verso la foce nell'Oglio; e infine a sud-ovest con la piccola palude, oggi prosciugata, dei Campazzi.
Le contrade che assieme al borgo compongono il Comune sono: Beata, Solato, Vissone, Alpiaz Montecampione.
I Comuni confinanti sono: Artogne (BS), Rogno (BG), Costa Volpino (BG), Pisogne (BS).
Il territorio è lambito o attraversato dai seguenti corsi d'acqua: fiume Oglio - Valle di Artogne - Valle Maserada - Valle Roncaglia - Val Negra - Valle di Gratacasolo.
Tale territorio si può classificare in: Zona pedemontana pianeggiante di tipo alluvionale; Zona intermedia di tipo collinare fino a Vissone; Zona montana da Vissone a Montecampione (1827).
La strada principale è la Statale 510 del Sebino Orientale, a sua volta collegata con una breve deviazione alla Statale 42 del Tonale e della Mendola, mentre l'antica Valeriana attraversa tutto il borgo tra Artogne e Beata.

Note storiche

La preistoria ha lasciato ben poche tracce sul territorio di Pian Camuno.
Nel 14-15 d.C. Druso, figlio adottivo di Augusto, con una battaglia campale combattuta alla Beata, di cui sono rimaste importanti tracce in tombe e monete, sottomise i Camuni che, da allora in poi, entrarono a far parte dell'Impero Romano.
Per il lungo periodo di dominio dei Romani, fino al trionfo del Cristianesimo con la venuta dei Longobardi, Pian Camuno (che allora si chiamava Piano) ebbe uno sviluppo lento ma continuo.
L'avvenimento che decise la sorte di Piano fu la donazione del territorio che il re Desiderio e la regina Gisla fecero al Monastero di Santa Giulia di Brescia; donazione che definì tutta la storia singolare di questo Comune rispetto a qualsiasi altro della zona bresciana e bergamasca. Infatti dal 760 al 1797 (venuta di Napoleone) Pian Camuno fu feudo monastico di Santa Giulia e ogni decisione importante per la cosiddetta "Corte Pradella" venne presa dalla Abbadessa di questo monastero. La donazione venne continuamente rinnovata dai re Franchi, dagli imperatori del Sacro Romano Impero e successivamente riconosciuta dalla Comunità di Valle Camonica durante il dominio veneto (1427-1797).
Dopo la donazione, il primo nucleo di abitanti, un centinaio di persone, occupò la zona pianeggiante attorno al Castellazzo e provvide alla costruzione della prima chiesa detta appunto di "Santa Maria Rotonda" o "del Castellazzo". Con la formazione del Comune (1028-1427) la popolazione si fece più numerosa, anche per l'introduzione di un nuovo tipo di agricoltura, e quindi la chiesa di Santa Maria manifestò la sua insufficienza e il Comune, d'accordo con l'Abbadessa del tempo, provvide alla costruzione della chiesa di Santa Giulia (sec. XV), protettrice, con Sant'Antonio Abate, del borgo.
Alcuni fatti significativi avvennero nel corso dei lunghi secoli di gestione da parte del Monastero di Santa Giulia: siccità, alluvioni, terremoto, cavallette nei terribili anni 1466-1468; invasione momentanea di truppe tedesche (1530).
Il Comune andò estendendo il suo territorio, non sempre d'accordo con l'Abbadessa, con l'acquisizione della montagna di Prato Ottone (1569) e con altri notevoli acquisti nel periodo 1662-1677, mentre per ragioni di comodità si andava costruendo la chiesa di Sant'Antonio Abate (1646-1731).
Nel dicembre 1809, in piena epoca napoleonica, accadde il tragico fatto dei "Morti bruciati", che rientra negli avvenimenti di brigantaggio dei famosi "Brigancc de Fraine" che vennero poi sottoposti a regolare processo a Bergamo presso la Corte d'Assise e condannati a morte.
Grande importanza ebbe l'introduzione del Catasto napoleonico (1813) che rilevò con particelle ben precise tutto il territorio di Pian Camuno. Il Comune inoltre venne aggregato ad Artogne per la durata di cinque anni (1810-1815) e divenne presidio francese.
Durante il dominio austriaco (1814-1856) Pian Camuno fece parte della provincia di Bergamo, secondo una decisione non troppo felice di suddivisione della Val Camonica.
Terribili furono gli anni 1816-1817 con la fame seguita dalla febbre petecchiale (peste), che però non colpì il Comune in maniera devastante come altrove.
Nel periodo austriaco e bergamasco Gratasolo fece parte del territorio di Pian Camuno. In quegli anni anche le frazioni vennero servite con le scuole elementari, che erano sostenute dal Comune.
Degna di nota, durante la dominazione austriaca, l'introduzione della coltura del baco da seta, che grande importanza ebbe nell'economia di tutta la Val Camonica.
Il 23 ottobre 1859 il Parlamento Subalpino di Torino aggregò nuovamente alla provincia di Brescia anche Pian Camuno, che si era distinto per patriottismo durante i moti risorgimentali.
Fondamentale fu l'approvazione (1867) dell'elenco di tutte le strade comunali che comprendevano ben 50 tratti e univano praticamente tutte le frazioni con il capoluogo e tra di loro.
Da allora in poi, la vita di Pian Camuno venne ad inserirsi nella più vasta vita della nazione, fino all'epoca del fascismo, quando in loco avvennero fatti di estrema gravità. Fu l'amministrazione fascista a provvedere alla vendita ai privati dell'Incolto Carretti, che occupava gran parte del territorio pianeggiante.
Il 16 febbraio 1929, dopo una diatriba durata a lungo, il paese venne aggregato ad Artogne costituendo un nuovo Comune denominato Pian d'Artogne, che venne commissariato. Tale delibera venne poi sciolta nel dopoguerra.
Intensa fu la lotta durante la Resistenza nel Comune di Pian d'Artogne, dove accaddero fatti sanguinosi e vi furono alcuni Martiri della Libertà cui giustamente sono state intestate vie e piazze del paese.
Dal 1968 in poi lo sviluppo di Pian Camuno divenne impetuoso, specialmente nel campo industriale, tanto che attualmente questo paese fornisce un notevole numero di addetti per unità lavorative sia nel settore delle costruzioni, sia in quello industriale. Un vasto appezzamento che va dalla Beata fino alla strada che collega la statale Sebina con quella del Tonale è adibito a zona industriale ed artigianale.
Di rilevanza nazionale è la stazione sciistica e di vacanze di Alpiaz Montecampione, in parte ricadente in Pian Camuno.
L'incremento della popolazione risulta evidente dai dati seguenti: nel 1861 c'erano 1493 abitanti; nel 1901 ne furono rilevati 1931; nel 1951 erano 2590; nel 1991 risultavano 3438; l'ultimo dato (2003) è di circa 4000 persone.

Arte a Pian Camuno
Meritano senz'altro una visita:
- Santa Maria Rotonda (sec. XV), dotata di un particolare portale (1439), presbiterio, lastra tombale del parroco Andrea Bono da cui il Comune ha ricavato il suo stemma, navata, tetto a vista con travi e mattonelle (1600); la chiesa contiene inoltre un olio su tela di Ignoto ma di ottima fattura, rappresentante una Madonna con il Bambino e i santi Giulia e Antonio Abate (sec. XVII) e notevoli affreschi (sec. XV e sec. XVI) che alcuni attribuiscono a Paolo da Caylina il Vecchio. Curioso l'affresco che rappresenta Simonino da Trento torturato dagli Ebrei.
- Santa Giulia (sec. XV), che lateralmente mostra un'abside romanica tra le più antiche della provincia (sec. X), di fattura pregiata; all'interno si nota un olio su tela di Camillo Rama che rappresenta la Vergine con il Bambino e i santi Antonio Abate, Giulia, Pietro e Carlo Borromeo (sec. XVII inizi).
- Oratorio dei Morti (sec. XVI-XVII inizi), che sorge a fianco di Santa Giulia sul lato verso est, per lunghi anni adibito a fienile, contenente notevoli affreschi ora mal ridotti ma meritevoli di restauro, tra i quali è degna di nota una piccola Danza Macabra.
- Chiesa di Sant'Antonio Abate (sec. XV, ampliata dal 1672 in poi), di bella fattura, contiene notevoli olii su tela come: I santi Antonio Abate e Giulia (sec. XIX) di Giovanni Giuliano Volpi da Lovere (1833-1913); Vergine con Bambino e i santi Leonardo e Ambrogio (1740) di Antonio Zannucchi; Lo Sposalizio della Vergine (sec. XVIII inizi) di Giovanni Chizzoletto; ed infine una Madonna con il Bambino e i santi Carlo Borromeo e Antonio di Padova (sec. XVII) di Domenico Voltolini da Iseo.
Segnaliamo poi alcune opere interessanti presenti sia alla Beata presso la chiesa del Patrocinio della Beata Vergine (1747) che a Solato nella chiesa della Natività di San Giovanni Battista (1777) nonché a Vissone presso la chiesa di San Bernardino da Siena (sec. XVII).
Infine a Solato, lungo la strada che da Pian Camuno conduce a Vissone e quindi alla località sciistica Alpiaz Montecampione, sulla destra sorge la chiesa di San Pietro (sec. XII-XVI), interessante complesso in cui sono contenuti alcuni ottimi lavori dell'epoca rinascimentale di Giacomo Gaioni detto "Bate" e di altri Autori ignoti.